Confini svizzeri

La Svizzera è un Paese di confini. Essendo un Paese piccolo, c'è sempre un confine di Stato non troppo lontano da noi. I confini di Stato della Svizzera, poi, decisamente non sono tutti uguali.

Ci sono quelli utilizzati dai lavoratori frontalieri per entrare la mattina e uscire la sera, questi confini in genere sono un inferno per il traffico. Ci sono quelli secondari, quasi mai controllati (con i doganieri fisicamente presenti), il cui scopo è ricordare che qui c'è la Svizzera, là c'è l'estero. Ci sono quelli in mezzo ai campi o in mezzo ai boschi o quelli segnati solo da un cippo di confine. I confini dei passatori, quelli che una volta portavano la merce di contrabbando da una parte all’altra.

Poi ci sono i confini interni. Essendo uno Stato molto federale, i confini comunali e cantonali sono importanti e hanno conseguenze molto concrete sulla vita delle persone. Molte persone al di fuori della Svizzera conoscono i cantoni e il fatto che siano dei quasi-stati, ma è il comune il primo livello del federalismo svizzero. Si è innanzitutto cittadino del proprio comune. Quando si vuole diventare cittadini svizzeri, bisogna prima diventare cittadini del proprio comune, poi del proprio cantone e infine cittadini svizzeri.

E poi ci sono i confini culturali. Il confine tra la Svizzera italiana e quella tedesca è semplice: le Alpi. Da questa parte c'è il Ticino e le valli meridionali dei Grigioni dove si parla italiano, dall'altra si parla tedesco e romancio. Il romancio è un'affascinante lingua neolatina parlata in diverse valli dei Grigioni. I fascisti italiani, nel loro irredentismo, consideravano anche i parlanti romancio come italiani insieme ai ticinesi ma il fatto è che la lingua franca tra un italofono e un romancio è tendenzialmente il tedesco; detto altrimenti, quando uno parla in romancio capisco un terzo di quello che dice.

Il confine tra la Svizzera francese e quella tedesca, invece, è più sottile. Il fiume Sarine (Saane in tedesco) spesso divide le due aree. È una divisione così importante che ha un nome: Röstigraben, fossato del Rösti (piatto svizzero-tedesco composto principalmente da patate, saltate o fritte in padella). Il salto culturale tra la Svizzera tedesca e la Romandia (la Svizzera francese) è notevole. A parte la lingua, da una parte abbiamo la mentalità tendenzialmente più chiusa e più lavoratrice, dall’altra una maggiore apertura all’Europa e uno stile di vita più rilassato. È un confine importante ma spesso non si nota molto. Ad esempio, guidando sulla A1 si passa da una zona all'altra senza accorgersene. Dopotutto, ci troviamo in zone pianeggianti e dolcemente collinari, per nulla simili ai tagli netti delle Alpi; è quindi notevole vedere come nel corso dei secoli il confine linguistico sia rimasto praticamente immutato. Le Alpi sono quindi sì un taglio netto, un confine preciso, ma, paradossalmente, secondo me la differenza tra ticinesi e svizzero-tedeschi è meno marcata rispetto a quella tra romandi e svizzero-tedeschi. Gli zucchini (modo amabilmente maleducato con il quale noi ticinesi chiamiamo gli svizzero-tedeschi) sono conservatori e allergici alla UE proprio come i ticinesi.

Naturalmente, ogni Paese ha i suoi confini esterni e interni, ma quelli svizzeri sono interessanti perché sono molto marcati all’interno di un territorio piccolo. La faccenda è ancora più interessante se si considera che tutti questi confini interni non inficiano sul senso di appartenenza alla comunità elvetica. Il motto ufficioso della Svizzera è come quello de I tre moschettieri: Unus pro omnibus, omnes pro uno. Tutti diversi, tutti uniti per volontà.

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